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Che cos'è un'apparizione? di Andrea Gentile

in rassegna stampa 04/11/2020

Che cos'è un'apparizione?
di Andrea Gentile

 

I. Dove e come ho capito che la nostra vita è costellata di apparizioni

Qualche anno fa, non so perché, mi sono iscritto a un corso di meditazione di 10 giorni. Man mano che il momento di partire si avvicinava, mi preoccupavo sempre di più. La cosa che più mi spaventava erano le regole rigide a cui sarei stato sottoposto: entrati in un edificio in Toscana in mezzo al nulla, avrei dovuto rinunciare a qualsiasi legame con il mondo, e non solo: a qualsiasi legame con me stesso. Così mi sembrava, mentre leggevo, nei giorni precedenti, le restrizioni a cui sarei andato incontro: appena arrivato, avrei dovuto lasciare in una borsa ogni oggetto personale: taccuini, libri, portafogli, cibo, registratori, macchine fotografiche, tablet, computer e naturalmente smartphone.
Avrei potuto tranquillamente resistere senza soldi, libri e taccuini, ma mi sembrava impossibile resistere senza poter sentire per 11 giorni (bisognava conteggiare anche il giorno zero) la mia compagna Alice.
Man mano che mi avvicinavo al giorno della partenza, la mia mente era sempre più agitata: e se Alice avesse avuto bisogno di me? Se l’avessero investita in bicicletta? Io come avrei potuto saperlo? E se io fossi impazzito? Se in quel posto avessi perso la testa? Se avessi iniziato a credere alla reincarnazione e agli angeli?

Iscrivendomi a quel corso, mi ero messo, come sempre, in una brutta situazione. Essere completamente tagliato fuori dal mondo e dalla mia vita privata non era l’unico ostacolo. Per tutti quei giorni, infatti sarei dovuto stare in silenzio. “Tutti gli studenti” avevo letto nel sito “devono osservare il nobile silenzio dall’inizio del corso fino alla mattina del decimo giorno. Nobile silenzio significa silenzio del corpo, della parola e della mente”. L’altra frase che mi terrorizzava era questa: “E’ proibita ogni forma di comunicazione con gli altri studenti, anche tramite gesti, linguaggio dei segni, messaggi scritti ecc”. Era vietato, anche, incrociare lo sguardo con altri partecipanti e persino cogliere le margherite nel prato.
Pochi giorni prima di partire, avevo deciso di leggere nuovamente l’orario giornaliero. Eccolo:

4:00 Sveglia mattutina
4:30-6:30 Meditazione nella sala di meditazione o nella propria stanza
6:30-8:00 Pausa per la colazione
8:00-9:00 Meditazione di gruppo nella sala
9:00-11:00 Meditazione nella sala o nella propria stanza secondo le istruzioni dell'insegnante
11:00-12:00 Pausa per il pranzo
12:00-13:00 Riposo, colloqui con l'insegnante
13:00-14:30 Meditazione nella sala o nella propria stanza
14:30-15:30 Meditazione di gruppo nella sala
15:30-17:00 Meditazione nella sala o nella propria stanza secondo le istruzioni dell'insegnante
17:00-18:00 Pausa per il tè
18:00-19:00 Meditazione di gruppo nella sala
19:00-20:15 Discorso del maestro nella sala
20:15-21:00 Meditazione di gruppo nella sala
21:00-21:30 Periodo per le domande nella sala
21:30 Ritiro nelle stanze per la notte. Le luci vengono spente


A spaventarmi, ora, non era tanto la sveglia alle 4 del mattino, o il fatto che l’ultimo pasto fosse alle 11 del mattino. Piuttosto, mi spaventavano tutte quelle ore a fare “meditazione”.
Il fatto è che non avevo la minima idea di cosa fosse questa meditazione. Prima di quel momento non me n’ero mai interessato. E non interessandomene, non esprimevo giudizi a riguardo, anche se probabilmente, da qualche parte dentro la mia mente, c’era l’idea che fosse un’attività un po’ new age, un po’ hipster, un un po’ da frustrati metropolitani.
Più in generale, come si sa, l’essere umano ha sempre paura delle cose che non conosce: teme di esserne cambiato, teme che la propria visione del mondo sia messa a dura prova. Meglio evitare.
Come mai avevo allora deciso di iscrivermi? Il motore di molte nostre azioni è sempre lo stesso: la sofferenza. Soffrivo ogni giorno, soffrivo sempre, non riuscivo a portare lontano da me il dolore. Alice, allora, un giorno, mi aveva detto: perché non provi a meditare? Neanche lei sapeva esattamente cosa significasse, ma l’amore sa guardare oltre i significati.
Quello che non immaginava – eppure, conoscendomi, era preparata ai miei atti radicali – era che non solo avrei accolto la sua idea, ma l’avrei affrontata non gradualmente, provando a fare un’ora di prova in una scuola sotto casa, bensì iscrivendomi a un duro corso di 10 giorni lontano da lei e dal mondo.
La paura era poi cresciuta perché avevo letto da qualche parte che, da un certo momento in poi, per ben tre volte al giorno, avrei dovuto meditare totalmente immobile per sessanta minuti. Per un’ora intera non avrei neanche dovuto muovere un mignolo. Intrappolato nel mio stesso corpo.
Prima di partire, avevo telefonato a mia madre comunicandole che per 10 giorni non avrebbe potuto chiamarmi. Quando le spiegai dove avrei passato quei dieci giorni, rispose con sgomento e creatività: “Non devi andare! Ti drogheranno e ti tortureranno!”.
Mia madre e la sua apocalittica fantasia sembravano non avere un’idea chiara di cosa si faccia in un centro di dharma, un centro dove cioè si pratica l’insegnamento di Buddha.
Anche io, però, avevo le idee molto confuse.
Io e Alice ci demmo appuntamento a molti giorni dopo. Fu un addio straziante, come se andassi in guerra. E fu proprio quello che le disse suo padre, qualche giorno dopo, vedendola triste: “Un tempo, gli uomini andavano in guerra”.
Intanto io ero già lontano, solo, nel deserto della mia mente.

II. Ognuno di noi ha un amico insopportabile ed egoriferito

Irene, la moglie di un mio amico, è insopportabile. Una di quelle classiche persone che, a cena, parla esclusivamente di se stessa, e anche quando si sforza a chiedere “come stai?” non ha nessun interesse ad ascoltare la risposta. Una cena con lei è un vero e proprio incubo. Esprime giudizi, continuamente, su tutto e su tutti. Parla continuamente di sé. A tratti pensa di se stessa di essere un genio e lo dichiara senza problemi. A tratti pensa di se stessa di essere un’inetta e, allo stesso modo, lo dichiara con vittimismo. Si sente ignorata dal mondo intero. Si sente una vittima. Pensa di avere solo diritti e che la realtà debba rispettarli. Che cosa le impedisce di vincere il premio della miglior giornalista italiana? E’ colpa del mondo che non capisce le sue doti. Se ha mal di testa, chiede: “Perché proprio a me? Perché doveva succedere proprio a me!”. Se il tram è in ritardo, la domanda è la stessa. Secondo lei, il mondo intero si organizza per farla soffrire. E’ insopportabile. Parla continuamente del passato. Quanto era bello, il suo passato! Lo rimpiange di continuo, nel suo monologo senza sosta, mentre io mangio la pizza il più rapidamente possibile, nella speranza che la serata finisca presto. Poi passa al futuro: vuole avere uno stipendio più alto, spera che il suo capo sia licenziato presto, si augura di fare carriera e di lavorare in televisione.
Tutti noi conosciamo qualcuno così.
A tutti noi è capitato di cenare con una persona così.
Finita la cena, il nostro unico pensiero sarà stato: mai più.
Quello che scoprii in quei dieci giorni, è che di persone così ne conosciamo ben di più di quel che pensiamo.
Una per esempio ci è molto vicina.
Dentro di noi, dentro ognuno di noi, c’è una Irene.
La Irene interiore si chiama: mente.

III. Vedere i movimenti della nostra mente

La nostra mente è esattamente come Irene. Non è in grado di vivere il presente, ma solo il passato e il futuro. E’ come una scimmia. Si arrampica ovunque. In quei giorni scoprii quanto era difficile tenerla a bada. Se la mia Irene interiore diceva che era il sesto giorno che ero chiuso lì dentro, io me ne convincevo. Era invece soltanto il quarto. Se la mia Irene diceva che era assolutamente plausibile che Alice fosse appena morta, investita tragicamente da un tram, io me ne convincevo. Meditare, scoprii pian piano, era addestrare la mente. Come? Osservando le sensazioni del proprio corpo. Osservare le sensazioni del corpo – un prurito, un calore, un dolore –, secondo una tecnica ben precisa, significava proprio questo: calmare la mente.
Scoprii che il nostro corpo è invaso di presenze. Continuamente le molecole si muovono sul nostro corpo come formiche: ora sapevo come ascoltarle.
Fu lì, nelle pause, che capii che la nostra vita era piena di apparizioni.

IV. Che cos’è un apparizione

Siamo circondati di apparizioni. La nostra mente è attraversata in un giorno da un numero di pensieri che oscilla tra i cinquantamila e gli ottantamila. I pensieri nella nostra mente appaiono continuamente: possono essere apparizioni.
Il nostro corpo è fatto di particelle in movimento. Ogni giorno, nel nostro corpo muoiono da cinquanta a settanta miliardi di cellule, consentendo a miliardi di nuove cellule di iniziare la loro fugace esistenza. Ecco altre apparizioni.
La nostra vita è piena di eventi improvvisi e inaspettati. Abbiamo un appuntamento, ma c’è una lunga coda sulla tangenziale. Passiamo allora per una via secondaria. Lì, su quelle strade di campagna, vediamo il cadavere di un cane, probabilmente investito: una malinconia inaspettata ci pervaderà.
Che cos’è un’apparizione? Un evento che compare nella nostra vita e genera un mutamento. Questo mutamento può sicuramente essere legato al futuro: l’importante però, per avere di fronte un’apparizione, è che sia legato al presente.
La malinconia per la morte del cane è una piccola apparizione: proprio in quel momento, infatti, sentiremo un peso sullo stomaco, un senso di tristezza che ci pervade.
Sentire un’apparizione, essere consapevole, significa naturalmente vivere. Non rendersi conto della vita che ci passa davanti agli occhi, è un po’ come essere già morti.
Se la nostra vita è fatta di apparizioni continue, nel corso degli anni capii che, nella nostra vita, ci sono due grandi ambiti legati alle apparizioni:

1) Il campo artistico: è il mondo più vicino alle apparizioni. Potremmo dire che è un’apparizione. La letteratura, l’arte, il cinema, la musica vivono di apparizioni. Un’opera d’arte è tale quando genera un cambiamento nel nostro presente. Sul nostro corpo. Un’opera d’arte è tale quando è una meditazione. Quando è un’apparizione. Tutti i film, i libri, i dischi che non sono un apparizione non sono ovviamente opere d’arte: al massimo si tratta di intrattenimento o esercizio estetico. L’arte, quella vera, è il perfetto campo di gioco delle apparizioni.

2) il mondo digitale: è il mondo più lontano alle appairizioni. Apparentemente, il digitale è lo spazio più in grado di generare apparizioni. Potremmo fare un esercizio: stare tutta la vita immobili, alla finestra, a osservare quanto accade lì fuori. Molte potrebbero essere le apparizioni. Sostituiamo la finestra con un computer con una connessione. Le potenziali apparizioni si decuplicheranno. Ecco quel post che mi indigna. Ecco quella foto che mi seduce. Entreremo però immediatamente nel sovraccarico di apparizioni. Le apparizioni, per essere tali, hanno bisogno di vuoti, e il digitale è un mondo troppo pieno. Il nostro cervello è prosciugato. Se andiamo incontro a un sovraccarico di apparizioni, non c’è apparizione possibile: non saremo più in grado di guardarla. Se percepire le apparizioni, significa vivere, con il digitale rischiamo di morire già in vita.

V. Una lista di apparizioni che troverete nel libro

Mescolando esperienze personali, letteratura, arte, cinema, musica, neuroscienze, cronaca, viaggi, in questo libro ho tentato dunque di spiegare anche come si riconosce un apparizione. Come la si può vivere nel migliore dei modi. Come la letteratura, il cinema, la musica, l’arte in generale sono tali solo se agiscono sul presente. Come, infine, si possa vivere una vita più viva grazie alla contemplazione del mondo che ci circonda.
Un viaggio nelle apparizioni, per dire che la nostra vita, se sappiamo guardarla, è piena di sorprese.

Ecco qualche esempio di apparizione che troverete in questo libro:

- Tre turisti giapponesi in Australia che, fiduciosi nel gps, finiscono dritti nell’oceano Pacifico;
- L’interiorità di Franz Kafka e Robert Walser;
- Un cetriolo insopportabile in un hamburger mangiato a Manhattan;
- New York Knicks contro Milwaukee Bucks al Madison Square Garden;
- Due amiche che muoiono in diretta su Instagram mentre bevono alla guida di una Bmw;
- il primo lungometraggio animato della storia: The Adventures of Prince Achmed di Lotte Reiniger;
- Un cocktail bar molecolare;
- La passione secondo G.H. di Clarice Lispector;
- La dittatura di Ceausescu e le fake-news;
- Arvo Pärt;
- quella volta che mi hanno detto che avevo la tubercolosi;
- Dan Flavin, Anselm Kiefer e moltissimi artisti contemporanei;
- Una visita all’Istituto dei Ciechi;
- Un esperimento sui piccioni fatto dal comportamentista Skinner;
- i film di Tarkovskij, Béla Tarr e Lav Diaz;
- Paul Celan e Thomas Bernhard;
- quella volta che mi hanno detto di non avere più le difese immunitarie;
- la morte di mia nonna e il saluto firmato dai suoi nipoti e letto al funerale;
- Karl Ove Knausgard;
- La follia dell’ex calciatore Eric Cantona;
- Whatsapp e Instagram;
- Il Gioco della Zona, un gioco bellissimo da fare con gli amici che ci porterà in posti in cui non saremmo mai andati a finire;
- il mio numero di cellulare per chiedere ulteriori informazioni per giocare meglio al Gioco della Zona;
- i mondiali di calcio del 1982 e del 2006;
- Nothing, l’app che scarichi per non fare assolutamente nulla;
- Henry Darger;
- le recensioni di Tripadvisor;
- Scienziati che riescono con gli algoritmi, a prevedere i flussi delle pandemie;
- Un concerto dei Muse;
- Un viaggio in Estremadura;
- una scultura abitata da tarli;
- I robot e l’intelligenza artificiale;
- la nostra incapacità di non mangiare le patatine se ce le abbiamo davanti;
- La paura di morire di ognuno di noi e molto altro.

VI. Nota finale

Pur avendo sofferto tantissimo nei giorni del ritiro, da quella volta la meditazione è entrata nella mia vita. Si può dire, pure, che mi ha cambiato la vita. Da allora, altre volte sono partito per ritiri di meditazione, e ho cercato, con difficoltà, di mantenere una pratica quotidiana. Ora non si tratta più di eliminare il dolore. Con la meditazione ho capito che basta osservarlo e lui se ne andrà. Non per un incantesimo. Ma perché tutto se ne va. Tutto passa. La nostra mente lo sa sin da quando nasciamo. Ma poterlo scoprire sul nostro corpo è qualcosa di molto diverso.
Tutto, quindi, è cambiato da allora.
Solo una cosa è rimasta la stessa.
Oggi, prima di partire per un ritiro, telefono a mia madre e le comunico che non sarò disponibile al telefono per qualche giorno.
“Sei proprio sicuro di andare?” mi chiede.
Quando rispondo di sì, mi dice “Buon viaggio”. Ma sotto sotto, sono certo che lei, dentro di sé, già immagina il mio triste destino: per l’ennesima volta sarò drogato e torturato da Buddha Gotama.


"Che cos'è un'apparizione?"