Apparizioni di Andrea Gentile vince il Premio Città delle rose

Siamo lieti di annunciare che Apparizioni di Andrea Gentile (nottetempo 2020) è risultato vincitore della XIX edizione del Premio di saggistica "Città delle rose", nella sezione autore italiano.

L'autore ha ricevuto il premio assegnato dalla giuria presieduta da Renato Minore nel corso della cerimonia svoltasi a Roseto degli Abruzzi sabato 26 giugno.

Apparizioni, il libro premiato ed edito da Nottetempo nelle apparizioni stesse consegna a lettori e lettrici il luogo di ciò che appare e crea mutamento, quel novero di esperienze che hanno bisogno di consapevolezza come di capacità di contemplazione nel presente, quando le cose accadono. “Il campo d’elezione delle apparizioni, allora, è quello artistico, perché la letteratura, il cinema, la musica, l’arte sono apparizioni. Spaziose, meditative, contemplative, possono raccontare un’altra storia e andare nell’“altra direzione”.

Andrea Gentile, con I vivi e i morti, pubblicato da minimum fax nel 2018 vinse il Premio Mondello e fu finalista Premio Volponi e Premio Bergamo).

La motivazione della Giuria:

Un incidente ripreso su Instagram che inquadra tra un pause e un play “il passaggio dalla vita alla morte”; una bambina del tutto insensibile al dolore che fa sanguinare le sue mani; una crepa sulla porta della casa dove si è sempre vissuti; l’idea improvvisamente ossessiva che sia “possibile non esistere”. Sono queste le“ apparizioni” , qualcosa di nascosto o inatteso che emerge nel brusio della mente e in un istante folgora una realtà, anche immaginaria o fittizia che può anche riassumersi nella figurazione conclusiva della pandemia come grande irradiatore di apparizioni: “Moltiplica i pensieri della mente…colpirà mia madre, arriverà l’apocalisse, perderò il lavoro, non andrò più al cinema”. Per Andrea Gentile tutte “sono fantasmi, si insinuano ovunque, quando meno te l’aspetti, batteri , che ti attorcigliano e ti torcono la gola” , “lampi improvvisi che si affastellano come una serie di quadri differenti che muovono in chi li vive qualcosa spesso di inspiegabile ma che , processato dalla mente, si fa memoria e luogo di nascita di un nuovo pensiero”. Difficile davvero catalogare il potente e seduttivo “Apparizioni” secondo i canoni del mercato editoriale. E ‘un racconto che continuamente fa slittare la sua narrazione, costruisce e fa esplodere il plot, ricordando come, in un giorno qualsiasi, si può essere pronti a cambiare il proprio destino accendendo il computer invaso da notifiche, WhatsApp, email e like, “con sguardo fisso, in attesa di un’apparizione”. Oppure è un breviario di autocoscienza, tra Montaigne, Debord, Blanchot, Jankélévitch Hahari, Dennet e Florenskij, dove “il rubinetto informativo produce uno sgocciolamento regolare” di idee, visioni, folgorazioni cognitive. Oppure è un diario/ saggio per cogliere “l’esperienza del mutamento” dei molti modi con cui “l’ego è una percezione in continuo movimento” che rincorre, sotto la maschera del “vero io”, “la maggior parte del nostro essere, la zona coperta dalla maschera, cioè quella “formazione spettrale e sfarfallante che funziona a malapena , cerca di allungare un braccio per afferrare il senso della propria inadeguatezza e insieme il senso del viaggio della vita”. Gentile incrocia e dissemina il suo sapere, scienza della complessità, filosofia della scienza, psicologia del profondo, scienze cognitive e neuroscienze, tanta letteratura: quella letteratura che, come egli scrive “ vive negli spazi indefiniti , nei luoghi dove non giunge la parola, negli spazi ignoti generati dal poetico. La parola ci porta oltre la parola, nell’indicibile, ed è così che l’ora sfugge di mano, secondo dopo secondo, mezzodì, di sera di notte”. La forza concettuale e interpretativa della pagina di Gentile è tutta riposta nel tipo di attenzione e di scrittura con cui riesce a inventarsi in ogni momento il libero, leggero e persistente incalzare l’oggetto della sua ossessione, cioè l’apparizione stessa. Attenzione e scrittura affidate (come ben ha scritto Aldo Grasso) ad una prosa così sorvegliata ma così colma di sensibilità da ribadire ad ogni passo un insegnamento del Talmud di fronte allo shock dell’ignoto: noi non vediamo le cose nel modo in cui sono, le vediamo nel modo in cui siamo.

Pubblicato il 21-06-2021