Sette giorni fra mille anni postfazione di Silvia Ronchey
In una lettera a James Reeves del maggio 1949 Graves è chiaro sul senso di Sette giorni fra mille anni: “Riguarda il problema del male: quanto male è necessario per una buona vita”. Nel mondo di Nuova Creta, che capitolo dopo capitolo diventa per Graves sempre meno accettabile, “il problema è che c’è sempre una nostalgia del male”, come scrive, in un’altra lettera, quand’è a un terzo della stesura. Se l’utopia scientifica è il bersaglio di Huxley nelMondo nuovo e quella comunista è l’obiettivo di Orwell in 1984, forse non c’è un bersaglio di questa distopia che non sia proprio l’utopia. Il vero male sta nell’immaginare che i problemi si risolvano. Solo il passato elargisce futuro. Solo il dolore crea amore e solo la sventura regala saggezza. Senza il male non c’è poesia. Lo scrittore è un seme di dolore, che dona al lettore un raccolto di dolore, facendogli coltivare cosí saggezza e amore.
Silvia Ronchey
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Robert Graves
Robert Graves (1895-1985) è stato un poeta, saggista e romanziere. Famoso per la sua biografia dell’imperatore Claudio, si è dedicato per anni allo studio dei miti greci e alla teoria sulle società matriarcali governate dalla Dea Madre, che hanno ispirato La Dea Bianca (1948). Di questo autore nottetempo ha pubblicato Sette giorni fra mille anni (2015).
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