Shakespeare in scena
Queste che presentiamo – pubblicate per la prima volta e insieme – non sono semplici, seppure magistrali, traduzioni di quattro opere di Shakespeare: La tempesta, Sogno di una notte d’estate, Otello e La dodicesima notte. Sono molto di piú. Sono la voce che un poeta ha saputo dare ai personaggi, ascoltandoli, immaginandoli e vedendoli in scena. Sono traduzioni nate per la scena, che è il loro luogo naturale. Sono traduzioni vive o, come dice Patrizia Cavalli, diversi tipi di ginnastica verbale, posture fisico-linguistiche, ora ritmiche, ora acustiche, che non si limitano a traghettare le parole da una lingua all’altra ma ricreano la scena shakespeariana attraverso l’intimazione della rima, come avviene nel Sogno di una notte d’estate, che tiene gl’innamorati nel loro teatrino d’amore. O ritrovando i personaggi della tragedia (in questo caso Otello) nei loro toni di voce. O infine, ed è il caso della Dodicesima notte, nel movimento del corpo della traduttrice che ritrova la naturalezza delle battute “camminando dallo studio alla cucina”. Cosí la traduzione compie la sua vicenda, da un testo all’altro, fedele alla scena, alla voce, a se stessa.
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Patrizia Cavalli
Patrizia Cavalli è nata a Todi e vive a Roma. Tra le sue ultime raccolte Pigre divinità e pigra sorte (Einaudi 2006), Datura (Einaudi 2013), Insieme a Diana Tejera ha pubblicato un libro e un cd di canzoni intitolato Al cuore fa bene far le scale (Voland 2012). Con nottetempo ha pubblicato La guardiana (2005) e La patria (2011).
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